Nuove conferme sulla validità delle tecniche fasciali

15.01.2021

La sindrome miofasciale rappresenta la più frequente causa di dolore e motivo di consulto medico che però trova la medicina tradizionale impreparata.

L'analisi della letteratura degli ultimi vent'anni inerente la fisiopatologia dello stress annovera la sindrome miofasciale (tecniche usato per lo più in ambito osteopatico) nell'elenco dei disturbi correlati allo stress. Nell'osservazione è molto frequente il riscontro di comorbidità tra sindrome miofasciale ed altre sindromi stress-correlate di pertinenza viscerale o della sfera emotiva, quali la sindrome del colon irritabile, ansia, insonnia e attacchi di panico, ipertensione arteriosa e sindrome metabolica.
In termini psicodinamici, l'anatomia funzionale dei muscoli appartenenti ai distretti cervico-brachiali e mandibolari è anche, e soprattutto, "anatomia emozionale": fin dalla prima infanzia la funzione di tali distretti è quella di esprimere i sentimenti di paura o di controaggressione. Il controllo e l'inibizione delle stesse emozioni è mediata dalla contrazione muscolare correlata all'evento stressante: l'abitudine al controllo emozionale rappresenta, pertanto, il fondamento comportamentale delle contrazioni muscolari croniche, con conseguente genesi di trigger point (zone attive di massima contrattura) nei distretti interessati.
 Il nesso biologico tra attivazione cronica dell'asse dello stress, conseguente al mantenimento dello stato di arousal (l'infiammazione della fascia ed il dolore muscolare) è rappresentato dall'infiammazione neurogena protratta, che determina fenomeni di ipersensibilizzazione periferica o centrale a stimoli comunemente di tipo subliminale rispetto alla soglia algica.

Dal punto di vista neurofisiologico è stata documentata, alla base dell'attivazione cronica dell'asse dello stress, l'iperattività continua delle strutture limbiche di elaborazione emozionale, quali la corteccia prefrontale e l'amigdala, le cui proiezioni attivano le vie ipotalamiche e troncoencefaliche di rilascio di cortisolo e catecolamine, con conseguente esposizione cronica di cellule, organi e tessuti ai loro effetti, tra cui si sottolinea l'incremento di eccitabilità del circuito gamma associato all'ipertono muscolare, oltre all'infiammazione neurogena già menzionata. In termini clinici, la misurazione della variabilità della frequenza cardiaca (heart rate variability HRV) rappresenta un affidabile indice di diagnosi e monitoraggio dello stress cronico, rappresentando inoltre un indice di correlazione con patologie quali la sindrome miofasciale, la fibromialgia, l'ipertensione arteriosa e la sindrome coronarica, tra le altre; altri elementi diagnosiici e prognostici di quantificazione dell'attività dell'asse dello stress sono stati descritti in letteratura con il termine "indici di carico allostatico" L'obiettivo della presente relazione congressuale consiste nella proposta di inserimento, nell'ambito dei protocolli di riabilitazione fasciale, di metodologie di diagnosi dello stato neurovegetativo, quali la HRV ed indici correlati, e di tecniche terapeutiche di neuromodulazione dello stress, quali l'agopuntura internistica e la neuromodulazione vagale di tipo auricolare (l'Auricologia).
 In letteratura esiste un'evidenza già consacrata dell'agopuntura (secondo la scuola tradizionale dei "grandi meridiani esterni") nel miglioramento dei sintomi algici conseguenti alla disattivazione dei trigger point miofasciali, coerentemente con le più recenti acquisizioni inerenti l'interstizio e le connessioni fasciali, descritte dai cosiddetti "meridiani miofasciali", soprattutto per quanto concerne l'utilizzo dei cosiddetti "punti distali": metodologia operativa appannaggio della millenaria Medicina Tradizionale Cinese.
Il ruolo dell'agopuntura e o digitopressione riflessa, alla stessa stregua della neuromodulazione vago-auricolare, riguarda la disattivazione, dimostrata da recenti studi di neuroimaging, delle aree limbiche connesse con l'arousal cronico, e l'attivazione conseguente della via colinergica anti-infiammatoria, quantificabile tramite misurazione della HRV: la modulazione della tensione emotiva, a cui si accompagna la "risposta di rilassamento" neuromotorio, rappresenta, a nostro avviso, un'opzione terapeutica opzionabile, in termini scientifici e clinici, nell'elaborazione di un programma riabilitativo in ambito fisiatrico. Secondo la nostra proposta, in conclusione, l'integrazione delle tecniche di neuromodulazione dello stress, tramite digitopressione, neuromodulazione auricolare, alla terapia del dolore miofasciale, può consentire una stabilizzazione dei risultati ed una prevenzione più efficace delle recidive, poiché agisce sulle radici limbiche della fisiopatologia delle sindromi muscolari e fasciali.


Estratto dalla conferenza internazionale di riabilitazione fasciale,

Università La Sapienza (Roma)